Sulle orme di Narciso.

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“Mi ammiri molto, veramente?” domandò al piccolo principe.
“Che cosa vuol dire ammirare?”
“Ammirare vuol dire riconoscere che io sono l’uomo più bello,
più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta.”
“Ma tu sei solo sul tuo pianeta”

Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe.

 

Risulta particolarmente complicato, oggi più che in passato, parlare di narcisismo distinguendo un chiaro confine tra il normale senso di amor proprio, che pur è necessario per un’esistenza sana, e le forme patologiche. È difficile segnare cioè, uno spartiacque che separi il perdersi nel mondo meraviglioso delle illusioni, delle immagini, dei riflessi, dal mondo reale seppur meno idilliaco.

Nancy McWilliams, in “La diagnosi psicoanalitica” ha delineato con pennellate delicate ma precise il mondo interno di questo tipo di personalità, offrendoci un ritratto interessante e più autentico di Narciso.
L’autrice, attraverso un approccio originale che ci restituisce la misura della sofferenza con cui questi soggetti si confrontano quotidianamente, sottolinea “i costi interiori della fame narcisistica”, evidenziando “il terrore di inadeguatezza, vergogna, debolezza ed inferiorità” che attanaglia i narcisisti.
Aggiunge inoltre che “in ogni narcisista fatuo e grandioso si nasconde un bambino impacciato e vergognoso, e in ogni narcisista depresso e autocritico è latente un’immagine grandiosa di ciò che la persona dovrebbe o potrebbe essere.” (pag. 193)

Argomento ricorrente nella letteratura sul tema è proprio l’ipotesi che il narcisista sia stato un bambino particolarmente sensibile ai messaggi non verbali dei genitori, caratterizzato cioè da una capacità quasi soprannaturale di scrutare gli atteggiamenti degli altri e di carpirne le più recondite aspettative.
I genitori, incapaci di cogliere bisogni e desideri del bambino, lo tratteranno non tanto per ciò che egli è, quanto per ciò che dovrebbe essere, fornendogli in tal modo un’immagine interna distorta ed illusoria.

Per comprendere il vissuto della persona che sarà centrata sulla propria immagine, bisogna pertanto considerare il paradosso insito nella genesi di questo stile relazionale, che si connota per una scelta precoce di sacrificio di parti di sé sull’altare delle attese materne. Un sacrificio che, in una paradossale ritualità, verrà ripetuto nell’ossessiva ricerca di quello sguardo di amore autentico e disinteressato primariamente negato.

L’esperienza soggettiva del narcisista è, quindi, un profondo senso di vuoto interiore ed una mancanza di significato che questi individui cercano di affrontare rincorrendo continuamente conferme esterne circa il proprio valore, che dunque è perennemente in discussione.
La continua ricerca del proprio riflesso negli occhi dell’Altro è uno dei tratti comuni dei soggetti narcisisticamente strutturati, che sono spesso incalzati da sentimenti di vergogna ed invidia quando i riconoscimenti esterni scarseggiano. Come sottolinea McWilliams infatti, “Se sono interiormente convinto di avere qualche mancanza e di essere continuamente a rischio di venire scoperto delle mie debolezze, sarò invidioso di coloro che appaiono soddisfatti o che hanno quelle risorse che secondo me potrebbero compensare le mie mancanze.” (pag. 195)

Il narcisista dunque, come un Dorian Grey a cui risulta così penoso confrontarsi con i propri umani limiti, sembra preferire una sorta di patto col diavolo, che diviene il male minore di fronte all’alternativa insopportabile di guardare se stesso per ciò che realmente è.

Il mondo relazionale del narcisista appare difatti superficiale e frastagliato;  i rapporti sia amicali che amorosi sembrano bruciare ardentemente al fuoco dell’idealizzazione iniziale, per poi spegnersi altrettanto velocemente nell’implacabile incedere delle richieste di attenzioni altrui. Accade frequentemente che l’altro, dapprima idealizzato, una volta mostrato il suo vero volto, perda la sua attrattiva agli occhi del narcisista, che deluso, volge il proprio interesse verso nuove conquiste, dando vita ad un moto perpetuo che culminerà sempre nello stesso esito: un “modo di spremere gli altri per lasciarseli poi alle spalle svuotati” (Gabbard, 2002).

I ripetuti cambi di partner testimoniamo la vacuità della ricerca del narcisista, che per la profonda incapacità di riconoscere i sentimenti propri e di chi lo circonda, può trasformarsi in uno spietato sfruttatore. È in questo oscillare continuo tra sé e l’altro che Narciso drammatizza il proprio paradosso: “la sua disperata dipendenza dall’ammirazione altrui si accompagna a un estremo isolamento e all’incapacità di formare legami reali con le altre persone.” (Cohen et al., 2006)

Potremmo definire il narcisista come un bambino denutrito del cibo essenziale ai fini della crescita e dello sviluppo di sé: la relazione.

Se per conoscere se stessi è infatti necessario conoscere e ri-conoscersi nell’altro, di fatto colui al quale sarà stato negato un amore primario profondo, non sarà capace di riconoscersi e resterà incastrato, come Narciso, nella contemplazione di un riflesso che resta estraneo.
In accordo con McWilliams quindi “il costo più pesante di un orientamento narcisistico è l’arresto della capacità di amare”, drammatico risultato del “…messaggio [genitoriale] ambiguo di essere molto apprezzato, ma solo per il ruolo particolare che svolge” e che pone il bambino in una posizione di scacco da cui origina il timore di un rifiuto dovuto alla scoperta dei propri sentimenti ostili o egoistici.

Questi bambini vivono come sotto assedio, in uno stato di incessante valutazione, che anche quando si trasforma in ammirazione genitoriale, induce nel bambino il sospetto preoccupante di non meritare un tale apprezzamento e lo costringe a vivere ogni esperienza come performance in cui mostrare nuovamente il proprio valore.

I bisogni narcisistici dei genitori, creano nel figlio quella confusione emotiva che lo conduce in età adulta all’incapacità di discernere tra le proprie emozioni e gli sforzi per compiacere gli altri, una patina che impedisce a Narciso di ri-vedersi nel suo stesso riflesso.

Anche Mitchell (1993) ha offerto interessanti spunti di riflessione sull’argomento del narcisismo: “l’elemento cruciale –per questo autore-  è la funzione interattiva delle illusioni nella matrice relazionale del soggetto”, ovvero, le illusioni costituiscono l’unica forma relazionale in cui il soggetto riconosce se stesso.
Quanto più il genitore dipende dalle illusioni, tanto più esse assumono connotati di indispensabilità per il bambino, che avverte che l’unico modo per “essere visto” dal genitore è aderire alle sue illusioni (ad es. essere perfetto). In tal modo sostenere le illusioni genitoriali appare come l’unica via battuta che conduce al tanto agognato legame con le proprie figure genitoriali, così come con l’Altro; un percorso unico e senza alternative in cui le illusioni restano il doloroso prezzo da pagare per il contatto e la relazione (Mitchell, 1986).

La patologia assume pertanto valore e significato completamente diversi rispetto al passato. Questo modello spinge, infatti, ad una riflessione sulla funzione adattiva delle psicopatologie, riconoscendone nelle diverse rappresentazioni, la natura ripetitiva di pattern patologici ma funzionali al bisogno primario: quello relazionale. “Il desiderio come desiderio dell’Altro mostra che il desiderio umano ha una struttura relazionale. Esso proviene dall’Altro e si dirige verso l’Altro”. (Recalcati, 2012)

I modelli già sperimentati assumono quindi i connotati di un canovaccio a cui ciascuno resta fedele, in quanto considerato sicuro e conosciuto; la propria trama relazionale verrà messa in scena in ogni relazione, compresa, ovviamente, quella con il terapeuta.

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

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Cohen, T. B., Etezady, H. M., Pacella, B. L. (2006), Il bambino vulnerabile. Armando Ed.

Dazzi, N., De Coro, A. (2001), Psicologia dinamica. Le teorie cliniche. Ed. Laterza, Roma

Eagle, M. N. (2012), Da Freud alla psicoanalisi contemporanea. Raffaello Cortina Editore, Milano

Fabbroni, B. (2008), Tra le braccia di Narciso. Ed. Univ. Romane, Roma

Freud, S., OSF [in particolare: (1914), Introduzione al narcisismo, tr. it. in OSF, Vol. VII, Boringhieri, Torino, 1985].

Gabbard, G. O. (1992), Psichiatria psicodinamica. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002

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Giusti, E., Pacifico M., Fiume G. (2013), Confini terapeutici. Professionali e privati. Sovera Ed.

Giusti, E., Rapanà L. (2011), Narcisismo. Valutazione pluralistica e trattamento clinico integrato del disturbo narcisistico di personalità. Sovera Ed.

Kernberg, O. (1984), Disturbi gravi della personalità, Capp. 5 e 11, tr. it. Boringhieri, Torino, 1987.

McWilliams, N. (1994), La diagnosi psicoanalitica, tr. it. Casa Editrice Astrolabio, Roma, 1999.

Mitchell, S.A. (1988), Gli orientamenti relazionali in psicoanalisi, Parte IV, tr. it. Boringhieri, Torino, 1993.

Ovidio, Le metamorfosi, III Libro.

Recalcati, M. (2012), I ritratti del desiderio. Raffaello Cortina Editore, Milano

Sander, L.W. (2002), Pensare differentemente. Per una concettualizzazione dei processi di base dei sistemi viventi. La specificità del riconoscimento. tr. it. in Ricerca psicoanalitica, 2005, 3, pp. 267-300.

Stella, A. (2005), Lo specchio di Narciso e lo sguardo di Afrodite: esplorazioni psicoanalitiche sul narcisismo. Ed. Dedalo, Bari

Telfner, V. (2006), Ho sposato un narciso. Manuale di sopravvivenza per donne innamorate. Castelvecchi Editore, Roma

Westen, D., Shedler, J., Lingiardi, V. (2003), La valutazione della personalità con la SWAP-200. Raffaello Cortina Editore, Milano

 

 

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