Riflessi nel suicidio: nero cristallo

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La morte incrocia spesso le nostre vite da vicino in modi che ci toccano nel profondo e sconvolge le nostre esistenze, spesso trasformandole radicalmente.
Ma quando la morte diventa una scelta, quando qualcuno, un essere umano come noi, decide di rinunciare alla vita, a quello per cui tutti quotidianamente lottiamo con forza, allora ci sentiamo smarriti, persi, confusi.

Il senso di shock che ci blocca alla notizia di un suicidio ci pervade, conficcandoci nel cuore un perché.
È davvero difficile comprendere le ragioni profonde di un gesto così disperato; difficile e pericoloso, perché ci mette in contatto con le nostre ombre dietro cui si nascondono quei fantasmi che non abbiamo il coraggio di guardare.

Nonostante i numerosi studi sul tema, nonostante alcune brillanti spiegazioni psicologiche circa le fasi che conducono al gesto estremo, resta sempre un cruccio, un enigma dietro al quale si celano i percorsi tortuosi ed insoliti che la mente deve compiere per approdare alle porte della morte.
Sono eventi che ci mettono di fronte alla fragilità della mente umana, che ci spingono a riflettere su quelle debolezze, che tutti abbiamo e che cerchiamo troppo spesso di nascondere.

I miti della forza, della felicità a tutti i costi, hanno invaso ormai la società e ci sentiamo tutti in obbligo di dimostrare di stare bene, di divertirci, di non aver bisogno di niente e soprattutto di nessuno.
La verità però è che siamo fatti di emozioni e la tavolozza dei colori a cui attingiamo è molto variegata, tanto da comprendere non solo colori vivaci ed allegri, ma anche note tristi e toni scuri.

Spinti a sorridere sempre, siamo portati a negare quei momenti di tristezza  e sconsolazione che pure fanno naturalmente parte dell’esistenza. Ci costringiamo, a denti stretti, a mostrarci sempre forti e dentro implodiamo soli nel nostro dolore, stagnando in un senso di solitudine e nella sensazione che nessuno possa comprenderci.

Scrivere, parlare, confrontarsi; ciò che conta è esprimere se stessi, anche attraverso forme creative. Ciascuno deve trovare il suo modo di ascoltare il proprio dolore ed esprimerlo, perché non cresca nelle oscurità di quelle stanze che abbiamo, per paura, chiuso a chiave.

Aprirsi all’altro, anche solo per condividere le nostre piccole preoccupazioni, le paure, i momenti di sofferenza piccoli e grandi che normalmente viviamo, può aprire a nuove visioni del mondo; possiamo scoprire che non siamo soli, che spesso siamo circondati da persone che ci sostengono anche semplicemente con la loro presenza se solo osiamo aprirci a loro.

 

Per chi volesse approfondire il tema del suicidio segnalo un mio articolo:

http://www.giornalearmonia.it/se-la-notizia-di-un-suicidio-diventa-un-omicidio-linfluenza-dei-mezzi-di-comunicazione/

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